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domenica 6 dicembre 2009

STORIA DEL TANGO - Parte quinta

foto by Sergio Montis


L'ATMOSFERA DEL TANGO


Fra molti tanghi degli anni venti, ce ne è uno che riesce perfettamente a descrivere nelle sue parole, l'atmosfera degli anni ruggenti del tango. Si tratta del bellissimo "A media luz", i cui versi vennero composti nel 1925 da Carlos Cesar Lenzi. Questo tango descrive con sensualità un tipico appartamento da scapolo dell'epoca:


".....un piano, tappetti e abat-jour, un telefono che risponde, un disco che paiange, vecchi tanghi di una volta e un gatto di porcellana che non miagola l'amore. E tutto a mezza luce........ A mezza luce in due........."



martedì 25 novembre 2008

STORIA DEL TANGO - Parte prima


TANGO, UN IBRIDO IMMORTALE


Un'alchimia particolare, sintesi tra musica, danza e poesia in un ben preciso contesto speciale. Questa è la definizione del tango, data dal famoso studioso e filosofo francese Remi Hess. Per le sue caratteristiche peculiari, il tango è considerato un "ibrido", frutto dell'incontro tra culture diverse. Da questa fusione, il tango ha tratto la linfa vitale che lo ga reso immortale. Marcato dai ritmi latino americani, ispirato dalla musica e dalle danze importate da italiani e spagnoli e dal folklore caraibico, il tango assunse presto la connotazione di danza autoctona, espressione del popolo argentino, della sua cultura e del modo speciale di entrare in contatto con realtà diverse e con il resto del mondo.

STORIA DEL TANGO - Parte seconda


UN ORIGINE MISTERIOSA


Le ipotesi sulle origini sono molteplici, sovente condizionate da motivazioni nazionalistiche legate alla necessità di riconoscere la danza originaria della propria terra. Gli argentini di Buenos Aires, da parte loro, sostengono con forza la matrice locale di ballo, entrando in rotta di collisione con questa danza nell'area delle zone portuali del rio della plata. Similmente anche l'etmologia del termine "tango" è tutt'altro che chiara. Alcuni fanno risalire a "tangage", che in Normandia, nel sedicesimo secolo significava beccheggio, oscillazione. Altri ancora la riconducono al termine tedesco "tigetangel", che alla fine dell'ottocento indicava i caffè concerto. A Cuba, invece, durante il corteo, veniva usato uno strumento chiamato "tangos". Mentre prima, in Africa, si parlava di "tambo",per riferirsi ad uno strumento a percussione utilizzato durante particolari balli o feste religiose. Per alcuni popoli africani del Sudan, della Guinea e del Congo, il tango era il luogo chiuso o circolo, frequentato dai neri. Tale termine, fu utilizzato anche nei paesi ove era praticata la la tratta degli schiavi, riferendosi alle zone in cui i neri si riunivano per ballare insieme al suono del tamburo. Il musicologo Carlos Vega riteneva, invece, che già nel diciottesimo secolo, esistesse in Messico, una danza che si ballava in coppia, chiamata appunto tango. Esiste, infine, una tesi molto esotica, secondo la quale il tango avrebbe avuto origini in Giappone e sarebbe stato esportato a Cuba.

STORIA DEL TANGO - Parte terza

       FIGLIO DELL'HABANERA E DEL CANDOMBE


Nella zona meridionale della Spagna, intorno al XV secolo, si ballavano il "tango flamenco" e il "tanguillo" due danze introdotte dai Mori. Per gli evidenti riferimenti sessuali e la forte carica erotica, le autorità spagnole, ne decretarono l'abolizione. Questi generi, arrivarono in America Latina grazie alle migrazioni dei gruppi provenienti dalla Spagna. Queste migrazioni, ebbero come naturale conseguenza il contatto tra il tango falmenco  praticato dai gruppi nomadi, i ritmi indigeni e gli elementi musicali portati dagli schiavi africani. Dalla fusione di questi generi nacque l'Habanera, un ballo caratterizzato da movimenti ondulatori e musiche lente, monotone in cui echeggiavano sonorità orientaleggianti. Questo genere arrivò successivamente in Europoa, dove ebbe un notevole successo, perchè rispondeva alla voglia di esotismo tipica del vecchio mondo. Proprio dall'habanera, Bizet, trasse ispirazione per la sua famosissima opera, la Carmen, in cui veniva eseguita la celebre melodia che riscosse vasta eco negli ambienti della musica sinfonica. Altro elemento per lo sviluppo del tango argentino, fu il contatto con il Candombe, una forma di canto accompagnata dal suono dei tamburi, giunta in America con gli schiavi negri. Con l'abolizione della schiavitù, il candombe si trasformò in danza e caratterizzò le riunioni di questi nuovi uomini liberi. Le autorità osteggiarono queste feste, ritenendole immorali e di turbamento alla quiete pubblica.

STORIA DEL TANGO - Parte quarta

DALLE PAMPAS STERMINATE AI BARRIOS MALFAMATI


L'Argentina dell'Ottocento, era sinonimo di " pampas ", di pascoli sconfinati e di mandrie che ruminavano lentamente sotto l'occhio vigile del "gaucho", eroe romantico e ribaldo che, in sella al suo fedele cavallo, cantava alla luna struggenti canzoni d'amore. Alla fine del secolo, i proprietari terrieri iniziarono a sperimentare forme d'allevamento stanziale, che si contrapponevano ai pascoli aperti del passato. Con la frammentazione delle proprietà terriere, scomparve gradualmente la figura del gaucho, il solitario padrone delle praterie, cantore appassionato dell'amore che, privato del suo ruolo, andò ad ingrossare  le numerose schiere di diseredati che confluivano nei barrios delle grandi città. Nei porti, i bastimenti appena giunti dall'Europa, depositavano sulle banchine ondate di emigranti arrivati da ogni parte del mondo, attratti dal miraggio di facili fortune. Erano italiani, francesi, spagnoli e polacchi che, con una valigia di cartone malamente sostenuta da corde, trascinavano stancamente le loro povere cose. L'area situata intorno all'estuario del Rio de la Plata, e in particolare le zone malfamate del porto e dei bassifondi urbani, divenne luogo di raccolta di questi variegati gruppi etnici che, dopo una giornata di lavoro si incontravano nelle fumose taverne della zona per giocare, cantare e affogare la loro tristezza nell'alcool. La carenza di elementi femminili spinse questa massa di uomini a frequentare i bordelli, nell'illusione di trovare nel rapporto mercenario un'impossibile consolazione al loro desiderio d'amore. Dai sentimenti contrastanti di questi emarginati, nacque il bisogno di elaborare nuove forme di comunicazione e nuove organizzazioni sociali, capaci d'integrare e amalgamare le diverse esigenze culturali, i postriboli divennero il luogo di diffusione di un nuovo genere: il tango o meglio tango" portegno" per ricordare il luogo in cui nacque.

STORIA DEL TANGO - Parte sesta

foto by freespiritman


TANGO SENTIMENTALE


La vita dei quartieri malfamati, che aveva fatto da sfondo alla nascita di questo genere musicale, era spesso raccontata nei testi dei più famosi tanghi degli inizi del Novecento. Nelle parole di molti celebri pezzi dell'epoca, rivivevano le sanguinose "storie di coltelli" e le vicende ambientate sui marciapiedi dei vicoli malfamati di Buenos Aires, dove erano frequenti i duelli all'ultimo sangue, per la conquista di una donna o per assicurarsi la supremazia nella malavita del barrio, il quartiere. Uno dei testimoni di questa vita al limite della legalità, fu il grande scrittore Jorge Luis Borges, il quale riferì che Ernesto Ponzio, un celebre violista dell'epoca, autore di "Don Juan", uno dei priimi tanghi, gli disse con orgoglio: "Certo che sono stato in carcere, signor Borges, però sempre per omicidio".

STORIA DEL TANGO - Parte SETTIMA


TESTI ESPLICITI


Oltre alle vicende più violente, i tanghi dei primi anni del XX secolo,raccontavano anche la vita dei bordelli, fra i primi luoghi in cui si diffuse questa danza. Il tango"Dame la lata" che letteralmente significa"dammi il gettone" che le entraineuses chiedevano ai clienti, come prova del pagamento alla cassa del locale. Inoltre, nel tango intitolato "La concha de la lora", il termine "lora" indicava le prostitute di origine europea. Nel celebre tango "El choclo", che letteralmente significa "pannocchia di granoturco" alcuni leggono addirittura un esplicito doppio senso sessuale. Altri invece sostengono che Villoldo, l'autore, abbia voluto dedicare questo tango, ad un noto personaggio di Buenos Aires che era stato nominato "El choclo" per il colore e la particolare foggia dei suoi cappelli: un ciuffo biondo che ricordava la pannocchia.

domenica 23 novembre 2008

STORIA DEL TANGO - Parte ottava

LUOGHI E INCONTRI


Agli inizi del Novecento, i bordelli accoglievano, nel tempo libero, parte della popolazione maschile di lavoratori immigrati, fino a quando. negli anni Venti, il governo argentino decise di chiuderli, non tanto per motivi morali, ma soprattutto perchè erano luoghi popolari d'incontro, ed erano considerati quindi pericolosi e "sovversivi". Questi luoghi vennero in parte sostituiti dai cabaret, locali di lusso destinati a una clientela di estrazione sociale più elevata. In questi nuovi spazi, l'impronta "europea" e "ben pensante" si fece sentire e influenzò, di riflesso, anche la danza, che adottò movimenti più eleganti e meno sensuali e ridusse di conseguenza la propria carica erotica, in più, l'introduzione del "bandoneon" nei complessi musicali contribuì a rallentare il ritmo della musica, a causa della difficoltà di suonare questa complicata fisarmonica. Nel 1913 alcuni artisti argentini portarono il tango in Europa. A Parigi, in partiucolare, conobbe un successo strepitoso, tanto che quello fu dichiarato " l'anno del tango". Quando in Argentina, si seppe del successo europeo del tango nelle classi sociali più elevate, tutti si convertirono a ballare quella danza che prima disprezzavano perchè era ritenuta "da negri". Anche i maestri di ballo dell'epoca iniziarono ad "addomesticare" il tango per renderlo accettabile ai più, e in pochi anni questa danza, prima considerata "peccaminosa" e "indecente", diventò portavoce della cultura argentina nel mondo. La maggior lentezza di esecuzione e il tono sentimentale di molti testi delle canzoni, oltre alla cadenza quasi "lamentosa", data dalla musica del bandoneon, dettero al Tango quel carattere nostalgico e "notturno" che, in parte, ancora oggi conserva.

sabato 22 novembre 2008

STORIA DEL TANGO - Parte nona

LA NUOVA GUARDIA E LE GRANDI ORCHESTRE DI TANGO



Negli anni Venti e Trenta il successo dei cabaret e dei saloni da ballo, il crescente numero di concorsi musicali e la diffusione della radio e del cinema, contribuirono alla nascita dell'orchestra "tipica" e delle grandi orchestre di tango, che furono protagoniste di quest'epoca, nota con il nome di Nuova Guardia.


Le grandi orchestre che si esibivano nelle trasmissioni radiofoniche, nei club, nei teatri e nei saloni erano dirette da musicisti del calibro di Roberto Firpo, che nel 1916 arrangiò e portò al successo il mitico tango "Cumparsita", e , fra gli altri, da Julio De Caro, Francisco Canaro e Osvaldo Fresedo, che imposero un nuovo stile alla musica.


La diffusione del disco di vinile raggiunse in tutto il mondo livelli mai visti prima, grazie a i prezzi più accessibili e alla gran quantità di nuove incisioni, che con frequenza frenetica venivano lanciate dalle case discografiche locali e internazionali.

STORIA DEL TANGO - Parte decima

I GRANDI BALLERINI DELL'EPOCA D'ORO Gli anni Quaranta, fino ai primi Cinquanta, rappresentarono l'Epoca d'oro del tango suonato dalle grandi orchestre e dai grandi saloni in cui si ballava. Quel periodo vide sorgere gli astri di virtuosi ballerini come Carlos Estevez, sopranominato Petroleo "Petrolio", "brillantina", ma anche " guizzante e veloce" il cui stile si ispirava al tango delle origini, il canyengue, che può essere tradotto letteramente con "camminare cadenzato".


Petroleo danzò con le migliori ballerine dell'epoca, ma va anche ricordata la celebre coppia che formò con Josè "Pepe" Arenas, che ballava da donna. All'epoca, infatti, erano molti gli uomini che danzavano interpretando la parte femminile, tanto che alcuni si erano specializzati in questo ruolo, ottenendo risultati eccellenti.


Come ricorda con nostalgia il ballerino Julio D. Vallejos nel suo libro "Maestro di tango, appunti di un milonguero", all'epoca, "l'odore del tango si spandeva per tutti i barrios di Buenos Aires". Quello fu il momento del milonguero, gli appassionati di tango che invadevano i locali da ballo di Buenos Aires. Soprattutto nei locali di periferia, più spaziosi delle affollate sale del centro, si diffuse un modo di ballare virtuosistico, con nuove figure e abbellimenti, detti adornos, e con la donna più attiva e protagonista.


Le gare di ballo per tangueros, furono organizzate con sempre maggiore frequenza, videro la partecipazione delle migliori coppie di ballerini ed erano seguite da grandi folle di aficionados, i fans che andavano in visibilio per i loro idoli.


Nello stesso periodo nacquero le grandi scuole di tango, guidate dai profesores de baile, i maestri che spesso davano un'impronta personale alla danza, creando stili nuovi e diversi. Ad esempio lo stile apilado, già in uso nel decennio precedente nelle eleganti confiterias (pasticcerie con sala da ballo annessa), fu il preferito dalle coppie innamorate e dai giovani di buona famiglia. Questo stile era caratterizzato da passi corti , da un ritmo lento e una posizione della coppia strettamente abbracciata nella parte superiore del corpo, con la testa della donna appoggiata sulla spalla o sulla guangia del ballerino, mentre i piedi e il bacino rimanevano distanziati.

STORIA DEL TANGO - Ultima Parte

I CONIUGI PERON E IL TANGO


Un altro impulso alla diffusione del Tango, fu dato dalla salita al potere, nel 1946, di Juan Domingo Peròn. Grazie alla sua figura carismatica e soprattutto alla popolarità della bellissima moglie Evita Durant (affettuosamente chiamata Evita dalle folle), Peròn fondò un regime basato non più sulla repressione, ma sul sostegno dei seguaci, chiamati descamisados, e sul rapporto diretto fra il leader argentino e le masse.


Il Peronismo favorì il tango come forma artistica popolare e nazionale. Perfino le musiche nord-americane allora in voga in tutto il mondo, come lo swing e il boogie-woogie, furono trascurate dalla radio del regime, per dare spazio ai tanti musicisti e cantanti del tango.


L'improvvisa morte di Evita Peròn, nel 1952, dette inizio alla decadenza del regime, che venne rovesciato da un nuovo colpo di stato militare appena due anni dopo.